Descriviamo e commentiamo ciò che beviamo – giudichiamo l’onesta valutazione della qualità e prezzo del vino che acquistiamo - scegliamo il corretto abbinamento con le pietanze - proponiamo ricette e argomenti di carattere enogastronomico in modo semplice e comprensibile. A sinistra cliccando su ENOTECA ON LINE aprirete una finestra che vi consentirà di leggere le offerte e le condizioni per acquistare alcune etichette appositamente selezionate per voi. Più in basso sotto la voce Selezione vini dell'Enoteca troverete le schede e i commenti di alcuni vini molto interessanti.Buona lettura.

giovedì 25 novembre 2010

Abbinamento vino e formaggi con miele, marmellate, confetture e composte varie, quando si deve o non si deve fare e perché.

Spesso ci vengono proposti in enoteca o al ristorante “tavolozze” di formaggi più o meno noti…..(ricordiamo che andrebbero presentati al cliente quando vengono serviti) guarnite con svariate mostarde, marmellate varie e mieli (anche questi andrebbero presentati per saperne di più leggete qui:http://it.wikipedia.org/wiki/Marmellata) un bel bicchierone di vino e noi, un po’ per appetito un po’ per curiosità, tra una chiacchiera e l’altra svuotiamo il piatto senza pensarci troppo………. Ebbene cari amici posso con fermarvi, per esperienza personale, che la stragrande maggioranza dei locali che propongono il misto formaggi non conoscono la tecnica di abbinamento e fanno dei minestroni di formaggi e marmellate che hanno poco senso, per non parlare del vino che viene servito. La teoria insegna in questi casi alcune semplici regole che dovrebbero essere segui te o quantomeno spiegate ai nostri”degustatori”,eccole qua:

QUANDO E’ PROPONIBILE MIELE O MARMELLATE VARIE CON I FORMAGGI E ILVINO?

SI

Vini deboli giovani, freschi e tannici (MAI BIANCHI) che

accompagnano:

· Formaggi piccanti (vaccini, pecorini e caprini)

· Formaggi piccanti ed erborinati

· Formaggi pecorini stagionati


NO

- Con vini bianchi (accostabili solo a formaggi freschissimi tipo mozzarella e stracchino per esempio) in proposito vedi : http://enoteca-sommelier.blogspot.com/2009/09/abbinamento-cibo-e-vino-quinta-parte.html

- Con vini di grande struttura, complessi ed equilibrati

- Con vini passiti e dolci (adatti per l’abbinamento con i formaggi piccanti) che accompagnano:

· Formaggi freschi o poco stagionati

· Formaggi dolci e semi dolci

· Formaggi Caprini freschi

Preciso che lo stesso discorso è pienamente valido se sostituiamo il miele con mostarde, marmellate o conserve dolci, avvicinare questi alimenti impone altresì la perfetta conoscenza delle caratteristiche organolettiche delle nostre conserve in quanto vanno a modificare la combinazione gustativa finale e, se inserite in modo inappropriato, possono causare disdicevoli abbinamenti e sapori poco gradevoli (la conserva di cipolle di Tropea – PER ESEMPIO - è perfetta con formaggi piccanti ed erborinati ed è sconsigliabile invece con i caprini). Ovviamente possiamo anche fare delle piccole variazioni alle regole rispetto ai nostri gusti o desideri del momento perché non sempre un vino rosso – seppur sufficientemente strutturato – è in grado di reggere un formaggio se questo è molto potente (dovremmo servire un passito e non sempre si ha l’opportunità di farlo), in questo caso ci possiamo aiutare con un buon miele (suggerirei i più adatti quali quelli di castagno, agrumi , corbezzolo o rosmarino). In definitiva la questione si basa tra la comparazione tra formaggio e vino per cui nella nostra tavolozza potremo avere dei formaggi più freschi e meno potenti che saranno abbinabili senza alcuna salsa e – viceversa – formaggi di grande struttura per cui sarà necessario aiutare il nostro vino con un appoggio di dolcezza per compensarela piccantezza e la potenza aromatica/gustativa e quindi il miele va bene a meno che non sostituiamo il nostro vino rosso di struttura

con un grande passito e qui si apre un’altra parentesi che, magari, tratteremo in altro post (altre notizie dal

post: http://www.diwinetaste.com/dwt/it2005076.php) E per concludere quali possiamo considerare genericamente rossi strutturati? Brunello di Montalcino, Amarone, Taurasi, Supertuscans, Barolo, Sforzato, Cannonau Nepente riserva, Rosso Conero riserva, Montepulciano riserva. E per i buoni passiti? Direi quello di Pantelleria (vero e non taroccato nel Trapanese…….), i grandi Tedeschi e Austriaci (per saperne di più:http://en.wikipedia.org/wiki/Trockenbeerenauslese ) , Marsala Verginehttp://it.wikipedia.org/wiki/Marsala_(vino) ), Porto (http://it.wikipedia.org/wiki/Porto_(vino)).......... Questi sono i più famosi e di facile reperimento in enoteca. E con questo……buona salute e tutti!


giovedì 18 novembre 2010

Ricetta Pasta con Broccolo, funghi porcini e salsicce in perfetto abbinamento con vino novello

Tempo di vino novello, funghi, salsicce e poi ………… broccolo ormai in piena produzione di stagione, ebbene mettiamoli tutti insieme e godiamo di questo stuzzicante abbinamento di stagione.Per la ricetta prepariamo un bel piatto di pasta

condita con una preparazione di

Broccoli, funghi e salsiccia.


RICETTA

Per 5 persone

500 gr di pasta corta, rigatoni o penne rigate oppure ancora meglio le orecchiette pugliesi

  • 150 gr di funghi champignons o, se riuscite a trovarli, porcini freschi (bastano 100 grammi)
  • Due salsicce di puro suino,
  • 300 gr di cavolfiore o broccolo,
  • 1 spicchio d'aglio,
  • olio extra vergine d’olivo,
  • sale,
  • peperoncino secondo i gusti,
  • prezzemolo,
  • formaggio parmigiano reggiano o grana.
Pulire i funghi con delicatezza eliminando le parti terrose e le impurità e tagliarli a dadini. In un tegame soffriggere leggermente uno spicchio di aglio con un cucchiaio di olio, peperoncino secondo preferenza, unire i funghi e le salsicce sbriciolate e cuocere il tutto a fiamma medio bassa per una decina di minuti aggiungendo, se è il caso, uno o due cucchiai di acqua calda, quindi aggiustare di sale e cospargere con un po' di prezzemolo tritato. Pulire e lavare il broccolo, cuocerlo

per 10 minuti nell'acqua dove cuocerete la pasta, scolarlo e metterlo nella padella con i funghi e le salsicce, mantecare per qualche minuto. Buttare la pasta e quando sarà al dente dopo averla scolata versatela nella padella con i broccoli e il resto e farli saltare qualche minuto, mescolare il tutto aggiungendo magari un po' di acqua di cottura della pasta, saltando il tutto brevemente e servendo molto caldo, magari cospargendo infine con un po' di grana grattugiato.

ABBINAMENTO CON IL VINO

Un buon bicchiere di vino novello 2010, consiglierei un marzemino delle nostre alpi Trentine o un pugliese a base di primitivo. Non entro di più nel dettaglio tanto i novelli sono più o meno tutti uguali…….attenzione , acquistate solo quelli prodotti e imbottigliati direttamente dai produttori. Non lo propongo mai ma, in questo caso, potrete acquistare anche un francese Beaujolais Nouveau…….Per saperne di più: http://www.lucianopignataro.it/a/vino-novello-e-beaujolais-noveau/16384/


giovedì 11 novembre 2010

Ancora sul vino Novello, approfondiamo l’argomento attraverso una nota di Giacomo Tachis padre del SASSICAIA e TIGNANELLO ma non solo.

In questo mese di Novembre desidero approfondire l’argomento sul vino novello per cui riporto quanto ha scritto riguardo al vino Novello il più grande Enologo Italiano Vivente Giacomo Tachis (nota ripresa dal sito : http://www.vinonovello.org/). Mi sono permesso di evidenziare alcune considerazioni che testimoniano sia la diversità del novello

rispetto al prodotto tradizionale “vino” sia i riflessi commerciali dal punto di vista produttivo che ha il novello. DA NON CONFONDERE ASSOLUTAMENTE CON IL VINO NUOVO!!

INIZIA “Vino Novello: sapore di primo autunno, anticipo di caratteri e colori della nuova vendemmia. Attesa tentazione al liquore di Bacco di primo fervore.
Ai tempi di Columella questo vino si chiamava “doliore” e stava nelle “celle vinarie” anziché nelle “apoteche” o “fumarie” ove si collocavano i vini da invecchiamento. Diverso il “doliore” dall’ ”horum”, che era il vino dell’annata, come per esempio alcuni Gaurani, alcuni Albani, Sabini e molti della Tuscia, ossia della Toscana. Il vino latino della Campania andava consumato entro marzo, mentre i doliores
venivano bevuti più prontamente. Ma un mercato vero e proprio non esisteva. Per quel poco di mia conoscenza, neppure nel Medio Evo, e neanche dopo, ha preso diffusione un commercio importante di vini novelli quale ora si intende. Tuttavia in quell’epoca e fino al sedicesimo e diciassettesimo secolo, specialmente in Francia, il vino era venduto assai velocemente dopo la vendemmia e con molta frequenza esso non passava l’inverno nel luogo di produzione. Ideale per i produttori era sbarazzarsi dei vini, specialmente di quelli che non erano destinati all’invecchiamento. Perché fare investimenti in cantine, quando in poche settimane o pochissimi mesi il vino viene esitato?
Nella regione parigina, nel 1600, più della metà delle aziende vitivinicole non possedeva cantine, così pure in Champagne. Notare che queste ne rappresentavano già le zone a maggiore densità. Il fenomeno si è protratto fino a dopo la seconda guerra mondiale.
E’ la città, il centro urbano, si pensava e si diceva, che consuma vino; è
la città che possiede le cantine per conservarlo. In un certo senso, anche da noi era un po’ così, se per cantina di conservazione si vuole intendere più locale di evoluzione del vino imbottigliato, che opificio di trasformazione dell’uva in vino, con relative lavorazioni. E’ infatti soltanto dal nostro secolo che le cantine dei produttori e dei negozianti vinificatori si sono attrezzate anche di “bottiglieria”, cioè di cantina per la conservazione evolutiva del vino in bottiglia. E un po’ ovunque: dalla Borgogna al Bordolese, dal Piemonte al Veneto, alla Toscana. Una volta chi consumava il vino acquistava la damigiana o il fusto e se lo imbottigliava in casa. Poi, i produttori, pian pano sono diventati imbottigliatori. Ne è nata così l’enologia per l’imbottigliamento e la meccanica per l’imbottigliamento, con relativa industria. Da queste due voci è conseguita una serie di tecnologie specifiche, quali il collaggio, la filtrazione, la stabilizzazione a freddo e a caldo, la solforazione, e tante altre, fino all’attuale microfiltrazione, indispensabile specialmente per i vini novelli e per i vini bianchi. Più i vini sono giovani, più questa tecnologia è sentita. Il ripasso sulle vinacce o sull’uva fresca per ringiovanire e dare più fragranza ai vini, nel senso quasi di rinnovarli, reca data XVI-XVII secolo, ma non prima. Pratiche innovative che pian piano portano al gusto giovane, inventate per buona parte dai religiosi, specialmente da quelli appartenenti alle Congregazioni. Tutto questo sta a significare come, in antico, il gusto del consumatore era orientato dalla filosofia del vino vecchio di non pochi anni e abbastanza robusto. Ma qualche eccezione si fece strada anche allora riguardo all’età, alla qualità e alla caratteristica “alimentare” del vino. Alcuni medici, oggi si direbbero igienisti, manifestarono sin da quei tempi delle tendenze, quasi necessità, di attingere a vasi di prodotto meno vecchio, più soffice, più leggero: vino più potabile. Tiberio e Caligola indicarono nel Gauranum il primo vino soffice, alquanto leggero, sottile e non molto ricco di alcol. Era vino giovanissimo, il Gauranum. Quindi, se andiamo a cercare a fondo, un po’ di letteratura antica ce l’hanno anche i novelli.
Ma la loro storia vera non è del passato, bensì di tempi molto recenti. Un conto il vino nuovo del secolo scorso e della prima metà del corrente, un conto, il vino novello di oggi. Vino nuovo non è vino novello. O meglio: vino nuovo non
è più vino novello. E si, perché i primi novelli, più che novelli di oggi, erano vini nuovi, ma non con le caratteristiche dei novelli attuali. Oggi più di ieri, per questi vini di primo fervore si cerca il carattere soffice, rotondo, fruttato, dimentichi quasi della tradizione e della fedeltà alla tipologia storica, anche se appartenenti ad una determinata e catalogata origine di produzione sul piano geografico, topografico e pedologico. Vero che l’enologia italiana dei novelli parte da svariati vitigni e offre
al consumatore bottiglie diverse e diversificate per certe distanze organolettiche fra loro, non soltanto per origine varietale dei vitigni, per fattori pedoclimatici e per sistemi di allevamento della pianta. Ma è vero anche che la tendenza attuale è verso una bottiglia di immediato effetto organolettico basato sì, sull’aroma primario dell’uva, ma ancor più sul secondario, ossia su quel corredo frugace di fruttato che invita il consumatore ad essere velocemente avvinto senza chiedersi oltre, quando si alza da tavola. Tipologia non tanto di vitivinicoltura, quanto di enologia tecnica rampante. Tipologia di vino alla “carpe diem”, che genera emozioni subitanee, che piace al consumatore e che va bene al produttore. Tipologia di vino che non vuole essere il vino nuovo, ossia l’inizio, il rampollo di generazione tradizionale, ma a sé stante: “generazione novello”. Ecco perché rispetto a ieri, quando abbiamo prodotto il primo nuovo-novello, io mi sento già vecchio e devo fare il fiatone per correre con i tempi. Filosofia produttiva giusta, questa? E’ il mercato che lo dice e lo dovrà confermare in futuro. Io sarei anche per costruire della viticoltura da novelli. Intanto vuotiamo di qualche poco le cantine!… Il novello attuale, pur diverso nella nostra allungata Penisola, è molto più abbondante al centro e al Nord: il Meridione e le Isole ne producono poco o molto poco.
Eppure uve a gradazione zuccherina contenuta ci sono ovunque e le epoche di maturazione, man mano si scende nello Stivale, sono sempre più vantaggi
ose (o lo potrebbero essere). Probabilmente vi si arriverà negli anni a venire, perché il Sud ha bisogno di vendere molto vino imbottigliato. Non è facile come dirsi, produrre un vino soffice, leggero, da novello. Non è questione di far produrre di più la vite, in modo da ottenere vino meno ricco, meno tannico, più leggero… A volte si generano effetti di allappanza, di eccessiva astringenza, di magrezza esagerata, fino al “vuoto”. E non si ottiene quello che ci interessa. Infatti, soffice non significa leggero e tanto meno povero. La vite quando fruttifica molto, quei pochi tannini che dà, sono aspri, allappanti, vegetali e poco gradevoli. Anche per i novelli il concetto della qualità non cambia rispetto alle altre tipologie. Qualità intesa sempre come classe, come stile, come valore organolettico rapportato a ogni gruppo di appartenenza, ad ogni varietà di vino.
Qualità in caratteri cromatici, in caratteri olfattivi e finalmente gustativi. Il tutto fuso in un’armonia che si identifica poi nel piacere del “primo bicchiere del nuovo raccolto”. Bicchiere gagliardo e simpatico. Nel novello il colore è importantissimo. Esso non deve essere molto carico, ma neppure scarso. Proposta ragionevole è un rosso tendente al pieno e semplice: non pesante, non di contrasto, ma vivace ed invitante. A esso deve seguire una nota olfattiva che provochi piacere intenso e istantaneo. Nota di aromi secondari abbondanti e associati a pacate percezioni di primari che, vuoi per origine varietale, vuoi per questioni di tempo di sviluppo, non incide mai palesemente. A meno che nell’uvaggio e/o vinaggio non prevalga una componente dal carattere aromatico spiccato. La fisiologia dell’apparato enzimatico ha le sue esigenze di processo e il “tipico” dell’una e dell’altra varietà viene fuori sempre un po’ dopo il ciclo velocissimo di approntamento del Novello. Ma poi, per queste tipologie di vini, non si addicono neppure picchi di spiccato aroma varietale. Infine il sapore, il carattere gustativo. Delicato e non sempre domabile come anzidetto, il corredo gustativo. Protocollo laborioso, specialmente per le uve a buccia ricca di tannino, anche se un “dosaggio” di quantità estrattiva si riesce a ottenere regolando in difetto il tempo di contatto liquido-buccia, per non dire il tempo di macerazione come si intende nella classica vinificazione.
I rossi novelli, ancor prima di essere tali, sono neonati e possiedono, chi più chi meno, una certa frazione polifenolica allappante, quasi amarognola, stridente con l’indispensabile pronta “souplesse” che esse devono possedere, “conditio sine qua non”. C’è anche chi lascia qualche traccia zuccherina ben rilevabile al palato e all’analisi chimica per conferire quella rotondità , quel vellutatino che il novello dovrebbe possedere al netto dagli idrati di carbonio, se la mano riesce a incidere con capacità professionale. Il ruolo della microbiologia è primario nel protocollo di preparazione dei novelli, dato che il corredo olfattivo e in parte anche quello gustativo (basta pensare alla malolattica veloce) dipendono dall’ evoluzione microbiologica in un modo o in un altro. La tecnica di vinificazione per macerazione carbonica dell’uva non pigiadiraspata, determina la formazione di un sistema bifase in cui si svolgono fenomeni fermentativi anaerobici. Nella fase solida la polpa dell’acino diventa la sede di degradazione intensa in senso positivo, naturalmente –enziatiche intracellulari – mentre nella fase liquida (mosto proveniente dall’uva schiacciata per semplice gravità) appaiono le fermentazioni per opera dei lieviti e dei batteri. Operazione valida, molto valida quella della macerazione carbonica, ma a “doppia lama”, nel senso che può assimilare organoletticamente un po’ troppo i vini fra loro, se non gestisce con criteri particolari. Infatti i prodotti del metabolismo sono più o meno sempre quelli e il così detto “aroma secondario”, cioè di fermentazione, non varie granché, anche se nel caso della carbonica è davvero “sui generis”. Si può ben parlare di lieviti aromatici, ma per ora, anche se un fondo di reale ci può essere, grandi risultati non se ne sono ancora visti, almeno per quel poco che posso personalmente conoscere. Già alla fine del rinascimento si parlava di sostanza “antofora”, ossia apportatrice di profumo, che originerebbe aromi per azione di un’altra, contenuta nei fermenti, detta “antogena”generatrice di profumi, ma non contenuta in tutti i mosti e quindi in tutta la flora blastomicetica. I microorganismi hanno una ricchissima storia.
La temperatura è poi un fattore essenziale nelle trasformazioni microbiologiche e quindi enzimatiche. L’uva che subisce la macerazione carbonica è quella intatta . Essa varia secondo i vitigni, oltre che secondo le condizioni di ambiente (vasi vinari, clima di cantina, ecc.) in cui la carbonica viene praticata. Di conseguenza occorrono regole che si possono stabilire sì, in generale, ma che in seguito devono essere ancor più perfezionate e modificate caso per caso, altrimenti si rischia di ottenere vini troppo uguali. In certo senso noi dobbiamo aggiungere il fruttato, il floreale, il complesso aromatico secondario, al corredo generale dalla base di partenza, qualunque essa sia. E’ facile scrivere e parlare; un po’ meno realizzare in cantina… Un altro particolare organolettico dei nostri novelli è la vivacità percepita all’assaggio. Vino con gas carbonico residuo di fermentazione, o senza gas?
Se guardiamo i francesi, dovremmo dire senza, ma non è detto che si debba sempre imitare o copiare dagli altri. E’ una questione di gusti. Basta però non andare oltre certi limiti.
I novelli italiani in genere hanno maggiore ricchezza di acido carbonico, che quasi sempre piace al nostro gusto,
ma non al consumatore straniero. Piace insieme con quel colore rosso vivace, brillante più che intenso, e che già alla fine del sedicesimo secolo aveva sorpreso così profondamente la cavalleria francese durante le guerre contro l’Italia, da ridestare una nuova filosofia sulla qualità del colore dei vini d’Oltralpe.
Parola non mia, ma di prestigiosi storici francesi. Finalmente, anche qualcosa di nostro ha influenzato i cugini confinanti!… Il rosso è sinonimo di sangue, forza, di maggiore vitalità e vivacità, senza considerare che, a quei tempi, il vino era considerato un alimento.
Ogni regione del nostro Paese ha la possibilità di produrre il proprio novello. Alcune zone poi, a intensa viticoltura, dovrebbero provarsi di più a “novellare” in vini di primo autunno. Chissà che una parte della loro produzione possa essere esitata in questo modo. Tutto questo serve per aiutare il mercato, che in questo momento ne ha davvero bisogno.” FINE

venerdì 5 novembre 2010

Terre di Lignano, Sangiovese di Toscana un'etichetta da agricoltura biologica in Pienza

Una proposta interessante ad un prezzo altrettanto stimolante, qualità assicurata anche dalla provenienza biologica della coltura. Desidero per questo farvi partecipi sempre nell'ottica di uscire dalla mischia di quei vini tanto pubblicizzati e noti ma tanto "vuoti" sotto il profilo qualitativo.
Vino: Terre di Lignano
Denominazione: Rosso Toscano IGT
Produttore: Villa Chiarini Wulf http://www.villachiariniwulf.it/ - produce anche in provincia di Viterbo etichette: Flores http://enoteca-sommelier.blogspot.com/2010/03/un-produttore-villa-chiarini-wulf-ed.html e Terre di Carabas
Uve: Sangiovese 100%
Zona produzione: Comune di Pienza (SI)
Coltura: Agricoltura Biologica Certificata (From Organic Farming)
Forma di allevamento: cordone speronato
Densità di viti per ettaro: 3.000 piante
Resa per ettaro in uva: 45 qt.
annata: 2008
Gradi alcolici: 13,50%
Metodo di vendemmia: manuale a fine Settembre
Vinificazione/maturazione: vinificazione acciaio, maturazione 15 mesi in botti grandi di rovere, affinamento 6 mesi in bottiglia
Esame organolettico: Al naso ancora in evoluzione con presenze vinose comunque in via di assorbimento grazie alla presenza di aromi più complessi dove emergono in particolare spezie e note morbide che denotano una buona finezza olfattiva. Al gusto mostra
un buon corpo, gusto pieno, persistente con tannini nobili, buon equilibrio complessivo, pepe, frutti di bosco, cacao e note di spezie dolci di buona fattura si ripresentano in bocca senza alcuna traccia di spigolature critiche. Un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia in ambiente adeguato consentirà una evoluzione che conferirà migliore equilibrio e complessità al vino. Giudizio senz’altro positivo.
Punteggio in centesimi: 88/100
Longevità stimata a decorrere anno vendemmia: almeno 5 anni dipende dalla vendemmia, il 2008 – annata splendida per la zona - toccherà i limiti massimi, direi anche fino a dieci anni.
Giudizio qualità/prezzo: ottimo rapporto qualità prezzo considerato che presento questo vino in Enoteca al prezzo di € 8,00 la bottiglia.
Abbinamenti: il Sangiovese come sappiamo è ottimo in abbinamento con le carni, in questo caso troviamo che bistecche alla brace, timballi di pasta succulenti, pasta al ragù, formaggi mediamente stagionati siano il matrimonio più adatto.